SAYONARA GIAPPONE!!!

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Essere stranieri e vivere in Giappone
~*Kyra*~
view post Posted on 9/6/2008, 19:00P_QUOTE

Utente cancellato






Nonostante io trovi il giappone come la terra dei sogni me le aspettavo un po' queste cose.. e sono contenta che me le abbiate confermate^^.
Della doppia faccia me ne ero accorta anche io leggendo libri e guardando film... hanno una doppia faccia pure tra loro.
Della pornografia con minorenni ne avevo sentito parlare su un manga.. orribile..
Poi direi che in Giappone è parecchio frequente anche il bullismo nelle scuole. C'è sempre il ragazzino che vuole comandare, che fa dispetti agli altri, che vuole essere "adorato" e i professori non se ne accorgono nemmeno.... anzi direi, fingono di non accorgersene, in particolare se questo ragazzino viene da una famiglia prestigiosa o nota.
Comunque non essendo stata i giappone non ho visto con i miei occhi tutto questo...
Una cosa che invece non sapevo era quella della Carta Gaijin. Una seccatura immagino.
Ma non penso proprio che in Italia siano meglio. Una mia conoscente, russa che vive da anni in Italia per fare un visto per un viaggio in Inghilterra è stata trattata come una delinquente,le hanno preso le impronte digitali, fatto compilare pagine su pagine di test su di lei, sulla sua famiglia, sui parenti lontani della sua famiglia(gente che nemmeno conosceva).. non è razzismo ma comunque non è il miglior trattamente per uno straniero (che vive da anni e anni in Italia).. magari non ai livelli del Giappone però comunque....=.=...
 
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view post Posted on 10/6/2008, 02:17P_QUOTE
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Ronin

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/11/2009, 00:40


probabilmente tutto questo condurrà ad un nuovo collasso futuro della società...prima o poi inevitabile, di una forte ribellione specialmente da parte del "gentil" sesso e può darsi che davvero si possa assistere a quella attesa rivoluzione di meccanismi troppo macchinosi ed arcaici privi di ogni salvaguardia morale...almeno questo è quello che credo...per esempio le nostre generazioni tendono a mescolarsi e a interloquire con gente sparsa in tutto il mondo...alcune assurde cecità verranno a cadere, altre magari si formeranno di nuovo dal nulla o da distorte manipolazioni di dati...ciò che credo è che nella desolazione completa del futuro in cui tutti noi tendiamo a proiettarci forse è proprio presente quella svolta che farà ingranare una nuova marcia e che ci permetta di comprendere cose che oggi ancora ci rifiutiamo di vedere e di apprendere

Ja mata sayonara njds

Amministratore di Sayonara Giappone!!!

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view post Posted on 19/9/2008, 08:29P_QUOTE
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Master IV

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/11/2009, 20:15


Sicuramente il Giappone è una realtà moltodiversa e lontana dalla nostra..
Ritornando al discorso scuola...ho letto tempo fa un articolo di tiziano terzani.. eccolo..

..."...L'idea mi venne quando un amico mi regalò un bonsai, un albero nano, e mi disse: "In questo Paese fanno lo stesso con gli esseri umani: a forza di potarli e tagliarli li fanno crescere tutti su misura.."...


Tokyo, Febbraio 1990
Il gran segreto dei giapponesi è nelle loro fabbriche. La radice del loro successo economico è tutta lì, nella precisione, nell'efficienza con cui producono le cose. La fabbrica giapponese di più grande successo è quella che produce i giapponesi stessi: la scuola.

Ogni anno, dalle automatizzate catene di montaggio del sistema scolastico, escono ventotto milioni di ragazzi e ragazze. Come tutti i prodotti giapponesi, questi giovani sono di ottima qualità e di grande affidamento. Allo stesso tempo però sono standardizzati, senza individualità, come tutte le cose fatte in serie.

I bambini giapponesi frequentano per nove anni la scuola d'obbligo. Il 94 per cento arriva fino alle scuole medie superiori, il 36 per cento s'iscrive all'università. I risultati di questa fabbrica sono impressionanti. Nonostante le enormi difficoltà della lingua - vanno, per esempio, imparati tre diversi sistemi di scrittura - tutti i giapponesi finiscono per saper leggere e scrivere. A far di conto sono ugualmente bravissimi: nei concorsi internazionali di matematica gli studenti giapponesi si piazzano regolarmente primi. Anche nella musica riescono bene. Fra i partecipanti ammessi al concorso Chopin di Varsavia almeno un quarto è giapponese. Quasi nessuno però riesce a entrare in finale. "È impossibile distinguere l'uno dall'altro", ha spiegato poco tempo fa uno dei giudici. "Suonano tutti allo stesso modo."

In Giappone, la strada più sicura per avere successo è quella della scuola ed è così che ogni giapponese, fin da piccolissimo, viene messo sotto torchio perché studi. Un terzo dei giapponesi viene costretto dalle famiglie ad andare a scuola all'età di tre anni, la metà a cinque. "A vent'anni un giapponese è disciplinato, docile e rispettoso dell'autorità", dice lo scrittore Shuichi Kato. "La scuola è efficientissima: riesce a trasformare piccoli esseri umani in tante foche ammaestrate."

Secondo alcuni esperti questo sistema scolastico, che sforna a getto continuo giapponesi diligenti e non ribelli, sarebbe alla base della stabilità del Paese; il "miracolo economico" del dopoguerra avrebbe le sue radici nel "miracolo dell'educazione". Secondo altri, invece, il tallone d'Achille del colosso Giappone sarebbe proprio in questo tipo di scuola che alleva gente incapace di affrontare i problemi del futuro. "Se non la finiamo al più presto con questa produzione in massa di robot di seconda categoria, il Giappone nel prossimo secolo si sfascerà", mi dice Naohiro Amaya, ex vice ministro del MITI, il ministero per il Commercio Internazionale e l'Industria, e oggi uno dei dirigenti del colosso pubblicitario Dentsu. "Abbiamo sempre più bisogno di giovani creativi, dotati di fantasia, ma le nostre scuole continuano a darci esattamente il contrario."

Sebbene nel Giappone stesso gli svantaggi dell'attuale sistema scolastico vengano discussi e suscitino crescenti preoccupazioni, molti stranieri continuano a stravedere per questo sistema e alcuni propongono persino d'importarne certi aspetti nei nostri Paesi. Un recente studio americano, per esempio, definisce la scuola giapponese "altamente efficace e democratica". "La considerano democratica perché a ogni bambino viene propinato lo stesso tipo di educazione. In realtà questa forma di egualitarismo è una nuova forma di totalitarismo", sostiene Steven Platzer, un pedagogo dell'università di Chicago, ora all'università di Tokyo.

L'impressione che si ha degli studenti giapponesi è quella di una massa rigidamente controllata e continuamente sotto pressione. A vederli uscire al mattino dalle stazioni della metropolitana, tutti nelle loro uniformi scure, i più piccoli con la cartella sulle spalle, e mettersi poi rigidamente in fila, sugli attenti nei cortili delle scuole, si pensa più a soldatini che a scolari.

Ogni scuola ha la sua uniforme. Tutte derivano dallo stesso modello prussiano che il Giappone adottò nel secolo scorso, quando improvvisamente il Paese, per modernizzarsi, decise di copiare tutto quel che poteva dall'Occidente: una gonna blu scura a pieghe con camicia alla marinara per le ragazze; pantaloni neri con giacca abbottonata fino al collo per i maschi. I berretti son quelli che erano di moda nella Germania di Bismarck.

Ogni scuola ha i suoi regolamenti. L'osservanza è d'obbligo. Ogni dettaglio è precisato: dalla lunghezza delle gonne alla misura delle cartelle, al colore dei calzini. I maschi devono portare i capelli a spazzola e nasconderli nel berretto; le femmine non possono né tingerseli né farsi la permanente. Se una ragazza ha riccioli naturali o i suoi capelli sono di una tonalità diversa da quella corvina della maggioranza dei giapponesi, è necessario che abbia sempre con sé un apposito certificato per spiegare la sua "anormalità". Una scuola, per esempio, ha stabilito che le scarpe da ginnastica degli studenti devono avere dodici buchi per le stringhe, un'altra che le ragazze possono portare solo mutandine bianche. La madre di un ragazzo di Tokyo, che durante una gita scolastica a Nara, a 370 chilometri dalla capitale, era stato scoperto con un paio di pantaloni un po' più stretti di quanto stabilito, ha dovuto raggiungerlo al più presto per portargliene un paio di taglio regolamentare e impedire così che venisse punito.

I modi con cui gli studenti pagano per i loro atti d'indisciplina variano da scuola a scuola, ma spesso le punizioni sono fisiche, comportano una qualche forma di violenza. Il caso di un professore che è andato a casa di una sua allieva per suggerirle di suicidarsi con un coltello da cucina, dopo che era stata scoperta a fumare, è certo eccezionale, ma i giornali riferiscono in continuazione episodi di violenza che avvengono nelle scuole. Secondo una recente inchiesta del ministero della Pubblica Istruzione, uno studente su tre nelle scuole medie ha subito una qualche punizione fisica. Di questi il 70 per cento ha riportato ferite. Un professore di liceo ha scritto indignato al quotidiano Asahi per raccontare di aver visto nella sua scuola "ragazzi cui è stata rapata la testa, altri presi a schiaffi o rinchiusi di forza negli armadietti degli spogliatoi".

Almeno cinque ragazzi negli ultimi due anni sono morti in seguito alle violenze subite a scuola, ma nonostante le proteste di alcuni genitori, l'uso di punizioni fisiche, di per sé illegale, viene generalmente accettato. "I genitori sono stati a loro volta picchiati quand'erano ragazzi e pensano che un maestro che picchia sia seriamente impegnato nel suo lavoro", spiega Kenichi Nagai, fondatore di un gruppo civico per la protezione dei diritti dell'infanzia.

In Giappone il conformismo è considerato una grande virtù e la pressione a sottomettersi, a non disturbare "l'armonia sociale" con atteggiamenti individualistici comincia prestissimo.

"Le affido mio figlio perché ne faccia un buon membro della società, uno che non dia noia agli altri", è la formula più comune usata dalle madri giapponesi quando portano per la prima volta i loro bambini all'asilo.

È all'asilo che il "montaggio" di un buon giapponese comincia. Fermo, con le mani sulle ginocchia unite, la schiena dritta, il piccolo giapponese si abitua a occupare poco spazio e a controllare i propri movimenti. Subito impara a rispettare i regolamenti. Molti asili non solo esigono che tutti i bambini si portino la stessa merenda, ma impongono anche che sia sistemata secondo un modello preciso nell'apposito contenitore e che i bambini la mangino in una precisa sequenza.

A scuola il bambino non viene abituato a pensare con la propria testa, ma addestrato a dire la cosa giusta al momento giusto. Per ogni domanda esiste una risposta e quella va imparata a memoria. "Che cosa succede quando la neve si scioglie?" chiede la maestra, e la classe, in coro, deve rispondere: "Diventa acqua!" Se a uno viene da dire: "Arriva la primavera!" è redarguito. Con quello sfoggio di fantasia si è messo fuori del gruppo e questo è mal visto. "Il chiodo che sporge, va preso a martellate", dice un vecchio proverbio giapponese. E un principio ancora validissimo. Chi esce dai ranghi, chi la pensa a modo suo, chi crede di poter fare da sé, è un "indesiderabile". L'essere semplicemente "diverso" dal gruppo è una colpa, l'essere escluso dal gruppo è la peggiore punizione. Pochi mesi fa, un quattordicenne di Shimabara si è tolto la vita perché, a causa di una piccola infrazione ai regolamenti della scuola, temeva di essere escluso dalla squadra di baseball.

Il contenuto stesso dell'educazione non lascia alcuna scelta all'individuo. Il ministero della Pubblica Istruzione decide quel che deve essere insegnato. I libri di testo passano una severissima censura e lo studente giapponese, che può leggersi a volontà i fumetti sadomasochisti che inondano il mercato, non riuscirà a trovare, fra i libri che gli passano per le mani a scuola, uno che gli dia una versione obiettiva, per esempio, della seconda guerra mondiale, uno che usi la parola "invasione" per l'avanzata giapponese in Cina e nel Sud-Est asiatico, uno che parli delle atrocità commesse dall'esercito imperiale giapponese in quei Paesi. Generazione dopo generazione crescono così senza avere la minima idea della recente storia del loro Paese e delle relazioni che questo ha avuto con il resto dell'Asia, dove il Giappone è ancora visto con notevole sospetto. "Fintanto che i cittadini non insisteranno sul loro diritto all'informazione, il Giappone non sarà una società realmente democratica", dice il professor Teruhisa Horio, decano della facoltà di Pedagogia all'università di Tokyo e uno dei più duri critici del sistema scolastico di questo Paese. "Per ora è lo Stato a decidere che cosa i cittadini devono pensare."

E lo Stato sembra avere un'idea molto chiara di come i cittadini devono essere e del "giapponese modello" che la scuola deve produrre. Il "modello" è stato descritto con grande precisione in un libretto di 54 pagine, dalla copertina gialla, che ogni preside tiene oggi nel proprio cassetto. E intitolato L 'immagine del giapponese desiderato. Pubblicato dal ministero della Pubblica Istruzione nel 1964, il libretto definisce la funzione e gli obiettivi del sistema scolastico. "Per il futuro benessere dello Stato e della società, il Giappone ha bisogno di un nuovo tipo d'uomo", si legge nel libretto. "Un uomo che abbia coscienza della propria unicità di giapponese, un uomo che trovi soddisfazione nella completa dedizione al lavoro."

L'idea fu brillante. Erano gli anni in cui il Giappone, ancora povero, era scosso da violenti conflitti sociali, in cui la sinistra aveva ancora abbastanza forza da contestare ai conservatori il diritto di governare e in cui la grande industria giapponese progettava il suo grande balzo in avanti per catapultare il Paese, come si diceva allora, "nell'era della massima crescita economica". Si trattava di far dimenticare alla gente la politica, di mettere dinanzi al naso di ognuno la carota del benessere. Si trattava soprattutto di popolare le fabbriche, i cantieri, gli uffici del Paese con dei giapponesi che fossero da un lato ben preparati, dall'altro leali e obbedienti. Alla scuola fu affidato l'importantissimo compito di produrre questo tipo di cittadini che il professor Horio chiama "gli schiavi dell'industria".

Quel compito non è mai stato ridefinito e L’immagine del giapponese desiderato, nel frattempo alla sua ventesima edizione, è ancora una sorta di Bibbia per gli educatori di qui.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 16:01


Bè,la forte disciplina ed il conformismo più estremo non sono mai stato un segreto.Un'altra cosa è conoscere i meccanismi che portano a questo,nella loro specificità,allora è un altro paio di maniche...le punizioni corporali,l'alto tasso di suicidi che regna in Giappone,ecc....anche se l'articolo è un pò datato credo non si discosti troppo dalla realtà di ora,anche se credo che alcune cose siano cambiate(non lo so per certo,i testi che ho letto sono cmq datati)...
Cmq grande Kira_ _ per aver citato l'Unico Tiziano Terzani,complimenti,molto interessante.... :clap: :biker:

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Pilate: Then you're a king?
Jesus: It's you that say I am.
I look for truth and find that I get damned.
Pilate: But what is truth? Is truth unchanging law?
We both have truths – are mine the same as yours?



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Uesugi Kenshin disse: "Non ho mai pensato a vincere, ho solo capito che bisognava essere sempre all'altezza della situazione, e questo è ciò che conta. E' imbarazzante che un samurai non lo sia. Se fossimo sempre all'altezza della situazione, non ci sentiremmo mai a disagio".


Per seguire la Via il samurai deve mantenere l'attenzione sul momento presente e non vacillare, non avere pensieri mondani né essere schiavo delle passioni. Ogni istante è importante e quindi è necesario concentrarsi sempre sul momento presente.



Quando sei in dubbio se andare o non andare, è meglio non andare; se mangiare o no, meglio non mangiare; se vivere o morire, meglio morire.



Hagakure


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view post Posted on 23/9/2008, 10:37P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/11/2009, 20:15


Si..ho trovato per caso l'articolo in rete..e mi è sembrato uno spunto interessante..comunque sia hai ragione quando parli dei meccanismi che portano a tutto questo...tradizioni, usanze...sono tutte cose che si radicano dentro ed è difficile cambiarle..

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